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David Bowie, Heroes. Il potere della musica

(Nik Maffi – 4 febbraio 2020)

Durante la scorsa stagione radiofonica, nel salotto di bangbangradio.it, ho analizzato il libro di Julian Cope, Krautrocksampler. Il libro è dedicato alla musica sperimentale tedesca degli anni ’70 – parliamo di nomi noti come Can, Faust, Kraftwerk e altri sballati in senso buono e creativo.

Come finale di puntata misi sul piatto il singolo Heroes di David Bowie e successe una cosa magica, io e Jean, il deus ex machina della radio, ci guardammo in faccia ed entrambi avevamo la cosiddetta pelle d’oca, quella sensazione di brividi che si manifesta con l’innalzarsi dei pori e dei peli. Mi succede ogni santa volta che questa canzone passa in radio, in tv o che me la ascolto in casa.

È la pura magia della musica, non ci sono altre parole per descrivere la bellezza di questa canzone.

Sono incappato nel singolo Heroes su un mercatino e non me lo sono lasciato sfuggire, non vale molto a livello di collezionismo in quanto stampa italiana (Rca Victor, Pb 1121, 1977) ma vale molto sul piano emotivo. Scelsi Heroes come chiusura della puntata sul krautrock, perché penso che, insieme alla canzone I Feel Love di Donna Summer (uscita più o meno nello stesso periodo), non a caso furono registrate entrambe in Germania Ovest.
Come tutto il mondo di appassionati della galassia Bowie sanno, il duca era in quel di Berlino mentre la brava Donna Summer, in fase disco e in cerca di nuovi stimoli, trovò sulla sua strada il produttore Giorgio Moroder che la portò negli studi Musicland in Munich per registrare un piccolo capolavoro, che meriterà in futuro un piccolo articolo di analisi.

Entrambi i pezzi sono a mio parere l’apice commerciale di un percorso creativo fatto di esperimenti durati una decina di anni, a cavallo tra il 1968 e il 1978, da parte di una generazione di giovani musicisti tedeschi, che si sono ritrovati in una situazione delicata dal punto di vista psico-emotivo.
Cresciuti nella non facile ricostruzione post bellica, con la vergogna del nazismo da sotterrare, sono stati bombardati di cultura americana, come del resto pure noi e altri paesi foraggiati dallo zio Sam nell’ Europa post bellica. Ne sono usciti con un prodotto sbalorditivo, la musica rock, fatta a modo loro e, originale dal punto di vista artistico. Strutturata con un modus operandi vicino al jazz, ma non lontana dalla musica classica, le melodie dei Kraftwerk, non sono altro che piccole sonate di classica trasportate su macchine studiate e concepite da loro stessi, ricordiamo che Ralf und Florian sono degli ingegneri.
Così con questo piccolo volo pindarico, vi porto prima sul lato B di Heroes. Un pezzo chiamato V-2 Schneider, chiudendo il cerchio e facendo notare quale omaggio il buon Florian Schneider dei Kraftwerk si trovò sul groppone ironicamente affiancato ad un oggetto bellico come fu il missile V-2, sviluppato dall’ esercito tedesco in corso di seconda guerra mondiale, il duca era un appassionato di storia del periodo, come pure io stesso scribacchino improvvisato.

Bien passiamo a Heroes. Registrata tra luglio e agosto 1977 agli Hansa Studio by the wall, dalla cricca Bowie,Visconti e Eno. Immersi nella vita notturna Berlinese, ebbero la fortuna di trovare un chitarrista di cui purtroppo non vengono mai sottolineati i meriti artistici, ovvero Carlos Alomar. Tony Visconti in una intervista sottolineò il dato di fatto che il connubbio tra Bowie e Alomar fu fondamentale per la costruzione del pezzo, furono di Alomar gli spunti per il riff che introduce il ritornello che li rese simili a un arrangiamento di viola e violoncello – effettivamente le chitarre ricordano strumenti simili.
Bowie era solito portare una sequenza di accordi e poi lasciare liberi i musicisti di rielaborare le idee a modo loro. Sempre secondo Visconti ci furono ore di registrazione per questo pezzo che poi furono ridotte all’ osso, visto che le sovraincisioni furono tante. Intervenne anche Robert Fripp con il suo stile particolare; a lui venne detto di suonare sopra il pezzo a ruota libera e il risultato finale è, infatti, una summa di strati di note sovra-incise una sull’ altra.
La penultima versione del brano era di otto minuti mentre il minutaggio finale sull’LP (omonimo) è intorno ai sei minuti. Sul singolo siamo addirittura attestati a tre minuti e trentaquattro secondi, a causa del formato del 45 giri.

Sicuramente Heroes ha una forte connotazione ipnotica, la voce sale, il duca parte come un crooner e arriva al limite del lydonismo canoro sul finale, a differenza di John Lydon lui è intonato.
Eno usò per le sovraincisioni un synth Ems synthi (costruito in una valigetta), le cui manopole degli oscillatori sembravano delle casseforti a combinazione, lavorando sui filtri fissò l’umore complessivo del pezzo. Come ho sottolineato precedentemente, Robert Fripp fece evolvere il pezzo, passando la sua chitarra nel synth di Eno, lavorando di feedback alla giusta distanza dall’ ampli, addirittura usando fasce appoggiate per terra che servivano da riferimento tonale – quando la fascia stava sul punto del fa diesis effettivamente il feedback era in accordatura fa diesis.

Veniamo al mito del testo perché, come molte canzoni mitologiche nel corso degli anni sono state fatte tante ipotesi. Usiamo ancora Tony Visconti perché, chi meglio di lui può darci una soluzione al mistero essendo lui stesso il protagonista effettivo delle liriche? “Quando era il momento di scrivere i testi David diventava molto nervoso, per cui ci chiese di fare una pausa. Andai a fare una passeggiata con Antonia Maass, allora corista di Bowie, in un punto adiacente al muro, pensando di non essere visti e ci baciammo. Bene a nostra insaputa Bowie ci vide ed entrammo nella canzone; Coco Schwab, l’assistente di David, mi prese da parte e mi disse: Penso che tu ed Antonia siate nella canzone. All’ epoca ero sposato, quindi non permisi che questa storia fosse resa pubblica, ma ora non ha più importanza“.

Un omaggio finale va fatto anche a chi suonò sul pezzo, ovvero la sezione ritmica. Oltre ad Alomar alla chitarra, cito pure George Murray al basso e Dennis Davis alla batteria.

P.S. finale: È incredibile ma guardando sul web ho constatato che nel biennio 1977/1978, Heroes non fu mai numero uno in classifica, quale scempio!