Daniela Pes – Spira

Intraprendere un’attività artistica avendo alle spalle un percorso che è sfociato in “titoli ed esami” di rilievo, può rappresentare solo parte di un progetto, perché gli strumenti e la competenza per poterli utilizzare sono solo la porta di accesso ad un mondo, quello della realizzazione dell’opera, che mette in gioco altre caratteristiche, ovvero quelle umane, personali, caratteriali, nonché la propria sensibilità e creatività.

Daniela Pes ha certamente un background invidiabile: una laurea in Canto Jazz al Conservatorio di Sassari, una borsa di studio ai Seminari Estivi di Nuoro Jazz, diretti da Paolo Fresu, cui si aggiungono il premio Andrea Parodi, 2017 (premio della critica, giuria internazionale, miglior musica e miglior arrangiamento), il premio Nuovo IMAIE, 2017 e 2018 ed il premio SIAE, miglior musica, nell’ambito di Musicultura 2018, insomma un curriculum decisamente importante.

Eppure ci sono voluti ben tre anni per mettere in cantiere, realizzare e pubblicare Spira, il suo primo lavoro, e non è certo casuale il fatto che la fretta di debuttare non sia stata affatto il sentimento a cui si è affidata l’artista gallurese, seguita e prodotta da un altro personaggio, anche lui sardo, Jacopo Incani (Iosonouncane), abituato a distillare le proprie produzioni prendendosi tutto il tempo necessario per portarle a compimento.

Le radici jazzistiche le hanno permesso non solo di utilizzare la voce come uno strumento, ma le hanno contemporaneamente offerto gli strumenti per uscire da quel tipo di percorso, approdando ai lidi dell’elettronica; oltre a ciò, l’utilizzo di lemmi galluresi, parole italiane ed altri termini totalmente inventati, l’ha condotta a creare un linguaggio vocale del tutto proprio e che, abbinato a quello sonoro, ha fatto si che le sette tracce realizzate trasmettano una notevole ricchezza espressiva.

Già dall’intro di Ca Mira, il brano che apre l’album, si percepisce la presenza di qualcosa di antico che si fonde con stilemi espressivi più sperimentali, prospettando una dualità che attraverserà l’intero percorso di Spira.

La ghironda campionata di Sandro Fresi, i vocalizzi bassi di Federico Pazzona, synth, elettronica, campionamenti, drum machines, basso e chitarre di Incani, le percussioni di Mariagiulia Degli Amori e le chitarre di Luca Vargiu affiancano una cantante e polistrumentista capace di mescolare etnico ed elettrico, suggestioni arcaiche e stimoli moderni: Illa Sera diventa luogo di incontro tra questi percorsi, il crocevia sonoro in cui si fondono ma senza mai perdere le proprie peculiarità.

Atmosfere soffuse, talvolta ai limiti della cupezza, più spesso oniriche, avvolgenti, ipnotiche, fondono melodie e ritmiche antiche con timbri attuali: Carme, dall’incedere malinconico, è l’esemplificazione di questa dualità, ma è con la successiva Ora che la Pes fa un passo oltre, recuperando il minimalismo, l’essenzialità, lo sperimentalismo, patrimonio della kosmische musik tedesca sin dalla fine degli anni ’60; la voce, sino a questo punto, si è limitata a narrare, parlando o sussurrando, ed è solo grazie a Làira che finalmente emerge in tutta la propria delicatezza all’interno di un brano che, per la prima volta, si avvicina ad una forma canzone più definita.

Si avvicina soltanto perché un altro elemento comune all’intero sviluppo dell’album è ciò che si può definire come una destrutturazione dettata non tanto dall’assenza quanto da un uso molto libero della ritmica, che lascia spazio ad una espressività fortemente emotiva: con Arca, non a caso, si parte alla volta di un viaggio più sensoriale che fisico nel momento in cui si spalancano, con meditata lentezza, spazi enormi all’interno dei quali lasciarsi trasportare dal flusso della musica: anche qui, a proposito di spazi, siamo distanti dallo space-rock di Gong ed Hawkwind, ma più vicini, quasi attigui, ai Tangerine Dream ma soprattutto a quanto personaggi come Klaus Schulze, Edgar Froese, oppure Tim Blake hanno creato nell’ambito delle proprie carriere soliste.

Il brano conclusivo, A te sola, è una mini-suite che condensa tutte le suggestioni e gli stimoli elaborati all’interno dell’album e li conduce verso una sorta di unitarietà in cui folk acustico, reminiscenze etniche, guizzi elettronici velati da una sottile malinconia che rimanda a certe colonne sonore degli anni ’50 e ’60, trovano la propria sintesi.

Già, perché in questo caso si può ragionevolmente parlare di musica che parla attraverso delle immagini, quelle create da Daniela Pes ma soprattutto quelle suggerite, abbozzate e lasciate quindi alla libera interpretazione dell’ascoltatore che in questo contesto è responsabile al pari dell’autrice verso la comprensione del prodotto finale che inevitabilmente suonerà, per ognuno, in maniera differente.

Spira è un album che esprime un curioso e singolare paradosso, ovvero quello di essere strutturalmente semplice, perché musicalmente non ci sono passaggi particolarmente ostici, o di difficile interpretazione, ma al contempo complesso non tanto dal punto di vista della percezione quanto invece da quello della comprensione, perché obbliga l’ascoltatore a porsi come una sorta di coautore che deve offrire la propria interpretazione e deve farlo attraverso la personale sensibilità; siamo di fronte ad una sorta di libro da illustrare, in cui sono certamente già accennati alcuni colori ma dove chi si pone all’ascolto può anzi, forse deve davvero immaginare un’esegesi tutta propria, perché di già spiegato, o di già palese, c’è si qualcosa, ma non tutto.

Tre anni di scrittura dunque, scelte ponderate ed attente e, come afferma la stessa autrice in un’intervista a Fanpage, un lavoro mirato a “… dare forma a tutto il disco, perché è come se fosse un nucleo unico, un grande monolite da ascoltare dall’inizio alla fine. All’interno di questo monolite, però, ogni brano risulta essere compiuto, completo, fermo, credo che quello che fa arrivare così tanto il messaggio è il lavoro che abbiamo fatto sulla forma.

Perché la forma è sostanza e dunque l’estetica del suono, soprattutto quando esso viene centellinato, proposto a piccole dosi, diventa parte integrante del messaggio.

(Panico Srl, 2023)

Print Friendly, PDF & Email