Cris Mantello – Thirteen

(Aldo Pedron – 24 febbraio 2020)

Uno degli artisti più interessanti, più dissacranti e al tempo stesso più preparati nella nuova scena musicale italiana è indubbiamente Cris Mantello che ad ogni modo, di italiano ha ben poco. Parla, sputa sentenze, sogna, ha una cultura prettamente a-stelle-e-strisce, studia e ha studiato sui libri di musica, legge, canta ed impara tutto in inglese, pardon in americano. Se fosse nato a Mount Olive in Alabama come il suo idolo Hank Williams o a Nashville, Tennessee o Bakersfield (California) il tutto sarebbe più giusto e avrebbe un senso.

E invece no, Cristiano Mantello da Busto Arsizio, provincia di Varese, Italia è uno dei nostri.

Cris Mantello si appresta ad entrare in una nuova fase della sua carriera e vuole considerare questo suo momento magico, artisticamente parlando un primo punto d’arrivo.

La sua chitarra, la sua voce, il suo stile personalissimo, la sua Way Of Life lo ha visto protagonista dal vivo in Italia, Spagna, Svizzera, Cuba e Inghilterra perciò non fatevi sfuggire uno suo più che elettrizzanti show, yes, spettacolo.

Lui dice che tra singoli, LP e CD (senza le collaborazioni o compilation) ne ha pubblicati 13 e che le canzoni di questo nuovo album sono 13 per cui il titolo poteva essere soltanto Thirteen.

Il precedende Keep On Rollin’ (Go Country Records, 2019) che vi consiglio vivamente, era un disco dove alla base c’è sempre la country-music ma in questo caso con diversi riff ed influenze  decisamente rock & roll e rockabilly. Con Thirteen si vira quasi completamente e si parte con un viaggio ideale da Nashville in direzione ovest verso la west-coast e Bakersfield (la patria del country californiano) ma attraversando dapprima il profondo sud: Mississippi, Oklahoma, Texas e New Mexico (quest’ultimo a sud-ovest ed anche con la 2ª più alta percentuale di nativi americani (dopo l’Alaska).

Thirteen è un viaggio ideale che vi accompagnerà per tutto il suo percorso ideale e vi farà sognare a occhi aperti perché ascoltando le tredici canzoni di Cris vi sembrerà di essere per davvero negli Stati Uniti d’America in mezzo a tramonti nel deserto e le albe sulle pianure desolate delle riserve indiane.

Thirteen non è soltanto un disco di Cris, ma una raccolta di esperienze vissute sulla propria pelle, partorite dal suo indiscusso talento di cantante, songwriter, performer e trampolino di lancio per una fulvida carriera.

Apre il disco 10 Bucks (10 dollari) un brano uptempo di stile western-swing, honky-tonk, con una batteria punk-rock, la steel guitar in evidenza, veloce e frizzante al punto giusto.

Don’t Use Your Heart Too Much è una ballad, dalle radici decisamente country, disponibile anche su singolo ed anche in video e con una splendida interpretazione vocale di Cris.

A Smile With A Tear è invece un lento in puro stile honky-tonk, con chitarra e suoni hawaiani in una canzone d’amore e dove Cris è abituato a vestire la sua musica e a viverla intensamente, profondamente mettendoci tutto sé stesso… I’m A Smile With A Tear, I’m This Music In Your Ear.

Fat Chick boogie ha l’animo rockabilly cantata con la voce tipicamente nasale e il contrabbasso (slappin’ bass) in evidenza mentre Crazy Arms è uno standard del country.

L’album ha tre cover o per meglio dire tre brani non composti da Cris.

Crazy Arms è stata scritta nel 1949 da Ralph Mooney (alla pedal steel guitar in vari dischi e nella band di Waylon Jennings per oltre 20 anni e membro degli Strangers) e da Charles “Chuck” Seals ma portata al successo da Ray Price nel maggio del 1956 (al N° 1 nelle classifiche country di vendita negli Stati Uniti). Negli anni è stata interpretata ed incisa tra gli altri da Willie Nelson, Waylon Jennings, Andrew Sisters, Bing Crosby, Chuck Berry, Louis Armstrong, Patsy Cline, Marty Stuart, Gram Parsons, Linda Ronstadt, Jerry Lee Lewis, Jerry Garcia Band, Van Morrison con Linda Gail Lewis.

Lovesick Blues qui in chiave hillbilly, risale addirittura agli anni ’20, composta da Cliff Friend e Irving Mills ed apparsa per la prima volta nel musical Oh, Ernest nel 1922, incisa da Emmett Miller nel 1925 e nel 1928 ma poi tramandata e da noi conosciuta nella versione di Hank Williams che la eseguì nel 1948 al celebre radio show Louisiana Hayride e la incise come singolo nel 1949.

Altro piccolo gioiello tutto italiano è I Forgot How To Sip, il cui significato raccontato dall’autore stesso Ruben Minuto sta nel fatto di essersi dimenticato di come sorseggiare e non bere bicchieri e bevande tutte d’un fiato. Ruben l’ha incisa nel suo album solista Think Of Paradise con Cris Mantello alla steel guitar e qui riproposta in una nuova versione da Cris dove come in tutti pezzi da abile polistrumentista suona ogni dannato strumento ad eccezione del mandolino e canto in cui appare il compositore medesimo, Ruben Minuto (duetto Cris & Ruben).

Ruben è presente al mandolino anche in Honky Tonk Gals, in Crazy Arms alla steel guitar è Vittorio “Lo Zio” Sammarini mentre in Don’t Use Your Heart e That Gal alla batteria troviamo Stefano Di Miglio. In ogni altro brano è il solo Cris in qualità di voce solista e di strumentista (basso, chitarra, batteria, steel-guitar, mandolino, contrabbasso, dobro.).  

Honky-Tonk Gals è un motivo di grande atmosfera con il mandolino che tiene il ritmo.

That Gal (quella ragazza) è una storia vera di una ragazza misogena incontrata in un locale da Cris.

Yodelin’ With Me, in puro stile yodel (esce anche come secondo singolo) è un canto tipico dell’area  alpina: Germania, Austria, Svizzera, Texas meridionale, Caucaso, Lapponia, Svezia, Romania e Melanesia, caratterizzato per il passaggio improvviso dalla normale emissione della voce al falsetto, attraverso salti di sesta, settima, ottava in una successione di combinazioni di vocali e di consonanti prive spesso di significato ma assai fonetiche e musicali. Lo yodel di Cris Mantello è magistrale, ascoltate per credere.

Fake Smile (sorriso finto) dall’animo rockabilly, è un pò il motto e modus operandi in amore di Cris, il mio sorriso è finto ma le lacrime sono vere…

Up & Down mi ricorda il canone e il riff di Take Me Home, Country Roads del 1971 di John Denver, una chitarra sudista alla Allman Brothers Band e l’assolo di chitarra (al minuto 1.25) in puro stile Jerry Reed. Si tratta di uno dei pochi brani positivi dell’album dove come nella vita, Cris vive di alti e bassi, a qualcuno piaccio, a qualcuno no, ma io vado avanti lo stesso…

Come in tutte le canzoni honky-tonk e country americane che si rispettino anche Cris non è da meno e se la musica è pimpante, ben suonata ed accattivante, i testi sono di canzoni tristi, melanconiche con un C. Mantello pronto e bravo a dire le bugie, mascherare i dispiaceri e tutto quello che non funziona per lui, è tutto dentro lì, nel disco!

In chiusura ecco Broken dai sogni infranti, che si potrebbe definire un brano country-folk con tanto di steel-guitar che si sente in quasi tutti i brani dell’album in evidenza o in sottofondo e in questo pezzo il tutto è suonato con la tecnica fingerpicking.

Roots-country, rockabilly, hillbilly, western-swing, honky-tonk sono la quintessenza di questo Thirteen, vivamente consigliato, promosso e certamente da ascoltare.

Il disco è uscito il 22 Febbraio 2020 in CD e a breve anche in vinile 12 pollici.

(Go Country Records – 2020)

Precedente Consigli per gli ascolti – 9 Successivo Adriana Varela e Roberto Goyeneche - Il lato Blues del Tango