Courtney Barnett e Tash Sultana: quando la musica è “indipendente”.

(Raffaella Mezzanzanica 2 gennaio 2020)

Indipendente agg. – In generale, che non dipende, che non è soggetto o subordinato ad altre persone o ad altre cose. In partic.: 1. Di stato (o nazione), non soggetto alla sovranità o all’ingerenza politica di altro stato: lottare per una patria libera, unita, indipendente. Più genericam., ufficio, organo, istituto i., autonomo. 2. Riferito a persona: a. Che non dipende finanziariamente da altri. b. Che non intende, nelle sue opinioni e decisioni, seguire il giudizio, l’autorità, il modo di vedere e di pensare altrui: uno spirito, un carattere i.; per estens.: seguire una linea di condotta i.; avere idee, opinioni indipendenti. Anche come sost., attributo o denominazione di gruppi che, in campo artistico, letterario, religioso, e sim., affermano l’assoluta autonomia delle proprie concezioni, al di fuori di influssi di qualsiasi genere. c. In politica, di parlamentare o uomo politico non legato ufficialmente all’azione di un partito (anche sost.: gli i. di sinistra; e analogamente la sinistra i., il gruppo dei parlamentari indipendenti di questo orientamento); per estensione, di giornale che non è o afferma di non essere portavoce di un partito, di un’organizzazione politica o economica, di un gruppo finanziario o industriale: un quotidiano, una testata indipendente. d. Nello sport, corridore i., corridore ciclista non professionista, né vincolato ad alcuna casa industriale, che partecipa a gare con premi in denaro. 3. a. Di cose che non sono in relazione fra loro, che non sono causate, determinate, condizionate l’una dall’altra. (Fonte: Treccani – Vocabolario).

Le definizioni legate all’aggettivo indipendente mi affascinano. In effetti, trovo estremamente interessante il fatto che si parli di una definizione in ambito sportivo ma che non si faccia alcun cenno alla musica. Interessante sì. Certamente non resto stupita.

Stupore a parte, la musica indipendente esiste, in varie forme e declinazioni, sin dagli anni Ottanta. In effetti, il cosiddetto indie rock è un genere musicale nato nel Regno Unito e negli Stati Uniti alla fine degli anni Ottanta, come sottogenere dell’alternative rock.

Cos’è quindi l’indie rock?

Scavando nella storia dei generi musicali, troviamo la seguente definizione: “indie”, neologismo inglese derivato dalla contrazione del termine “independent”, riferito ad un genere di musica caratterizzato da un diverso approccio rispetto alle modalità di produzione della stessa e che, almeno in origine, si contrappone a quelle utilizzate nella musica “mainstream”, prodotta e distribuita dalle grandi case discografiche. Il principio cardine su cui si fonda la musica indie è il DIY (Do It Yourself), cioè il Fai-da-te.

Non c’è da stupirsi, quindi, se band come Pixies, Husker Du, The Replacements ma, anche, più recentemente, Nirvana, Soundgarden, Pearl Jam e altri siano, almeno in origine, considerate “indie” ma abbiamo poi raggiunto il “mainstream”.

L’evoluzione della musica, anzi del modo di fare musica, anche grazie allo sviluppo della tecnologia, delle piattaforme digitali e dei social media, ha contribuito a portare all’attenzione del pubblico artisti che, forse, in molti casi e in altri tempi, sarebbero rimasti sconosciuti.

In questo nuovo capitolo di “Girls United!” vorrei quindi parlarvi di due artiste con alcuni anni di differenza, ma accomunate dall’appartenenza alla musica “indipendente”. Interessante notare, casualità assoluta, che entrambe siano di origine australiana.

COURTNEY BARNETT

Seguo Courtney Barnett, ormai, da diverso tempo. A dire il vero, ho iniziato a interessarmi a lei e alla sua produzione musicale attraverso l’ascolto di un altro artista, Kurt Vile, a cui lei è artisticamente molto legata e con il quale, nel 2017 ha pubblicato anche un album, Lotta Sea Lice.
Courtney Barnett, nata nel 1987, è cantante, musicista e autrice. Dopo aver militato come chitarrista in varie band appartenenti a generi diversi, dal garage punk allo psych-country, inizia la propria carriera da solista. Nell’ottobre 2013 inizia ad attirare l’attenzione internazionale con The Double EP: A Sea of Split Peas. Da allora, la sua produzione musicale comprende due album: Sometimes I Sit & Think, and Sometimes I Just Sit (2015) e Tell Me How You Really Feel (2018). Il 6 dicembre 2019 ha pubblicato MTV Unplugged, la registrazione del suo live all’Howler di Melbourne, accompagnata dai suoi storici collaboratori Bones Sloane (basso e cori) e Dave Mudie (percussioni, batteria e cori), unitamente alla presenza di alcuni ospiti, tra cui la violoncellista Lucy Waldon.

Courtney Barnett, nel corso degli anni, pur rimanendo legata alla scena indipendente, ha attirato attenzione sempre maggiore da parte della stampa e della critica musicale internazionale.
Il Times, the Guardian, ma anche il New Yorker hanno spesso parlato di lei, in occasione della pubblicazione dei suoi album ma anche dei suoi live.
Già nel 2015, il New Yorker aveva pubblicato un articolo sulla tappa newyorkese del tour di Courtney Barnett, intitolando l’articolo: “Anti Starlet. The New Indie Darling Courtney Barnett hits New York on a world tour”. All’interno dell’articolo, la stessa Courtney Barnett si era espressa in questo modo, raccontando il percorso creativo del suo primo album: “I like how angry a lot of it is. When I listen to it, I hear my feelings of helplessness, and the hopelessness of the world, watching the world falling apart without being able to do anything” (The New Yorker – 10 luglio 2015).

In Tell Me How You Really Feel, Courtney Barnett tratta, invece, i temi dell’ansia, della depressione ma anche della misoginia e del fenomeno, a lei ben noto, dei troll (soggetti provocatori) in internet.

Courtney Barnett è anche un’attivista. Nel 2017, circa 360 donne appartenenti al mondo della musica australiano, tra cui la stessa Barnett ma anche Tina Arena, Sarah Blasko, Jenny Morris e altre, si sono fatte promotrici di una campagna, firmando una lettera in cui chiedevano “zero tolerance for sexual harassment, violence, objectification and sexist behaviours in the industry”. All’interno della lettera, venivano citate, in modo anonimo, esperienze realmente vissute di violenza, stupro e altri reati. Questa lettera ha dato il via al movimento #MeNoMore.


TASH SULTANA

Tash Sultana, australiana di Melbourne come Courtney Barnett, nasce nel 1995. Inizia a interessarsi alla musica all’età di tre anni, quando il nonno le regala una chitarra. Oggi Tash Sultana è una vera e propria polistrumentista, essendo in grado di suonare più di dieci strumenti musicali. E’ davvero un’artista non convenzionale e un esempio di grande contemporaneità, anche per il modo in cui è riuscita a farsi conoscere al pubblico.

Ferrara Sotto le Stelle 22-06-2019 FOTO DI CASTALDI, NELLA FOTO: Tash Sultana


Ha iniziato esibendosi come artista di strada a Melbourne. La svolta per lei avviene grazie al potere della tecnologia. Nel 2016, infatti, pubblica una serie di video sui social media e quello del suo brano Jungle, ad oggi uno dei suoi singoli maggiormente conosciuti, diventa virale.

Il suo primo EP, Notion, viene pubblicato nel settembre del 2016, dalla sua etichetta discografica indipendente, Lonely Land Records, mentre il suo primo, vero LP, Flow State, è stato pubblicato nel 2018.

Pur essendo molto giovane, Tash Sultana ha dovuto lottare con gravi problemi causati dall’abuso di sostanze stupefacenti che l’hanno portato a soffrire di una grave forma di disturbi mentali, dalla quale si è ripresa dopo un calvario durato ben nove mesi.
Tash Sultana ha deciso di parlare pubblicamente di questa esperienza in diverse interviste, al fine di incoraggiare coloro che soffrono di malattie mentali a cercare l’aiuto necessario.
Nella sua musica troverete rock, psichedelia, elettronica, reggae in un mix assolutamente fresco e contemporaneo.

Tash Sultana si definisce “genderqueer” (genere non-binario). Si tratta dell’identità di genere di chi non si riconosce in via esclusiva negli standard corporei, comportamentali e sociali tipici di uno dei due generi (maschile/femminile).
Intervistata nel luglio 2018 da RNZ Music, alla domanda: “You wouldn’t call yourself a feminist?”, ha risposto: “I’m just all for equal rights and stuff like that but I’m not like one of those “yay empowerment” type of people. I’m just not that forefront about all of that. I’m not really super political type of person, and that might change as I get older. But I’m not so much engaged in that at my point in my life. I’m kind of focused on me making smart choices and being healthy and being happy.” (cit. Interview: Tash Sultana on ‘Jungle’, feminism and touring – 27 luglio 2018).
Pur essendo molto giovane, Tash Sultana ha dovuto lottare con gravi problemi causati dall’abuso di sostanze stupefacenti che l’hanno portato a soffrire di una grave forma di disturbi mentali, dalla quale si è ripresa dopo un calvario durato ben nove mesi.
Tash Sultana ha deciso di parlare pubblicamente di questa esperienza in diverse interviste, al fine di incoraggiare coloro che soffrono di malattie mentali a cercare l’aiuto necessario.
Nella sua musica troverete rock, psichedelia, elettronica, reggae in un mix assolutamente fresco e contemporaneo.

Per chi fosse curioso, Tash Sultana sarà in tour in Italia con un concerto al Circolo Magnolia a Milano, il 9 settembre 2020.

Courtney e Tash, due artiste nate nello stesso Paese, accomunate dall’appartenenza a un genere musicale che più che definire il loro stile musicale, definisce loro stesse come persone: indipendenti!

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