Charles Mingus “Peggio di un bastardo – L’autobiografia” (Big Sur, 2015)

(Pierangelo Valenti – 26 ottobre 2016)

Charles Mingus “Peggio di un bastardo – L’autobiografia” (Big Sur, 2015). “Ci fanno diventare famosi e ci danno dei nomi: il Re di questo, il Conte di quello, il Duca di quest’altro! Tanto crepiamo senza il becco di un quattrino. A volte penso che preferirei morire piuttosto che affrontare questo mondo di bianchi”. Contrabbassista, compositore e direttore d’orchestra innovativo e geniale, uno dei principali protagonisti del jazz del Novecento, adorato dai poeti della beat generation ed icona della controcultura giovanile americana degli anni Cinquanta e Sessanta, il personaggio non necessita di alcuna presentazione. L’autobiografia, il cui parto si rivelò molto faticoso subendo innumerevoli correzioni e tagli dell’autore e parecchi rifiuti editoriali, venne scritta insieme a Nel King e data alle stampe nel 1971 sollevando un notevole scalpore, non solo nell’ambiente musicale. Composto in terza persona, servendosi di un accorgimento letterario di voce fuori campo, nelle vesti di un Mingus “sdoppiato”, che introduce i passaggi salienti, è uno spaccato dell’America post Grande Depressione, un documento sconcertante e quasi un trattato sulle condizioni di vita dell’epoca vista dalla parte della comunità afroamericana con tutti gli effetti e le contraddizioni del sistema, in primis la segregazione subita dall’uomo e dal musicista sulla propria pelle e doppiamente (l’artista, meticcio, veniva discriminato dai bianchi e disprezzato dai neri per le sue caratteristiche somatiche “non conformi” alle due razze), ma anche i mezzi più o meno legali con cui la sua etnia trovava il modo di sopravvivere in un’economia allo sbando. E, fino a qui, il libro non può risultare che interessante ed istruttivo e in più basato su testimonianze di prima mano. Proseguendo con la lettura, ci si accorge che paradossalmente la musica riveste un ruolo del tutto marginale (calcoliamo una ventina di pagine su 350 – sì, avete letto bene) ed il resto è un continuo elencare situazioni rocambolesche, occasioni orgiastiche e rapporti sessuali con tutte quante le loro sfumature in una vera e propria opera letteraria, non dico libertina, ma addirittura pornografica (tanto che ho più volte pensato alle tribolazioni della traduttrice italiana nell’escogitare ogni cinque righe sinonimi appropriati al tema …). A questo punto il sottoscritto ci tiene a sottolineare di non essere un bacchettone e, nella migliore delle ipotesi, di credere piuttosto che il buon Charlie, da persona egocentrica, ironica e spiritosa, ci abbia preso tutti per i fondelli, musicisti, fan ed appassionati compresi. Una raccomandazione. Attenzione all’idea di farne un regalo per un amico o un’amica: gli uomini si metteranno a ghignare, invidiando il “mandingo”, ad ogni capitolo; le donne, quelle prive di qualsiasi senso dell’humor, non vi guarderanno più in faccia per il resto dei vostri giorni. Enjoy

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