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Casinò Lights – Recorded Live at Montreux, Switzerland

(Andrea Romeo – 21 febbraio 2020)

Montreux è una città che, con la musica, possiede un rapporto pressochè simbiotico, e questa simbiosi, oltre ad essere ormai pluridecennale, ha riguardato generi musicali di qualsiasi tipo.
Da oltre 50 anni è sede del prestigioso Montreux Jazz Festival, ma ha anche ospitato centinaia di concerti, alcuni dei quali divenuti leggendari, tra i quali quello di Frank Zappa and the Mothers of Invention in cui, verso la fine, uno spettatore sparò un razzo segnaletico che incendiò e distrusse tutto l’edificio del Casinò, e che venne poi citato dai Deep Purple nella celeberrima Smoke on the Water.
E’ stata la città in cui Freddie Mercury ha vissuto, ha registrato, nei Mountain Studios, numerosi brani con i Queen, e dove è stata eretta una celeberrima statua in sua memoria; vi hanno suonato praticamente tutti i più grandi artisti di ogni tempo facendone una località in cui, la musica, ha sempre fatto da padrona di casa, e dove il famoso Casinò è certamente più conosciuto per le performances artistiche che non per i suoi tavoli da gioco.

Nel 1982, la Warner Bros. organizzò una serata in cui presentò alcune tra le molte stelle del proprio catalogo musicale, nell’ambito di un’operazione che, per quanto riguardava il jazz, non aveva precedenti di rilievo, soprattutto in contesti così importanti e limitati ad un singolo concerto.

Il parterre di artisti, infatti, era senza dubbio impressionante.

Aprirono la serata, in coppia, Al Jarreau e Randy Crawford, accompagnati da una big band che allineava Bill Champlin, Richard Page, e Steven Georg ai cori, Marcus Miller al basso, Ricky Lawson alla batteria, Buzz Feiten alle chitarre, Neil Larsen alle tastiere, Lenny Castro alle percussioni e David Sanborn al sax, poi la stessa Crawford duettò con gli Yellowjackets, a cui di seguito lasciò il palco, per una Monmouth College Fight Song in cui Jimmy Haslip, basso, Ricky Lawson, batteria, Robben Ford, chitarra, e Russell Ferrante, piano, coadiuvati da Castro alle percussioni, diedero prova del loro immenso talento.
Fu allora la volta di David Sanborn, e del suo sax, affiancato, oltre che dalla band che nell’occasione divenne “resident”, per una notte, da Ford alla chitarra e Mike Mainieri al vibrafono; a seguire, Neil Larsen e Buzz Feiten si esibirono con la band, e con Art Rodriguez alla batteria, nel brano che diede poi il nome all’album, ed ancora gli Yellowjackets con Tee Time For Eric ai quali, in una splendida Last Night, si unì Larry Carlton alla chitarra.

Neil Larsen e Buzz Feiten si incaricarono di condurre la serata verso il suo epilogo, con l’esecuzione di E Minor Song, lasciando infine a Mike Mainieri, Miller, Castro, Lawson, ed ai loro ospiti Warren Bernhardt, tastiere e Michael Brecker, sax, l’atto conclusivo.

Un concerto come, davvero, se ne potevano vedere pochi, se non nell’ambito di festival della durata di più giorni, una serata davvero magica, immortalata in questo disco dal vivo che restituisce, ad anni di distanza, lo stile, la classe e la musicalità di artisti che, in parte, erano già di livello assoluto (Jarreau, Crawford, Sanborn, Yellowjackets, Castro, Brecker…), in parte lo sarebbero diventati negli anni immediatamente successivi.

Robben Ford, di lì a poco, avrebbe abbandonato gli Yellowjackets, per intraprendere una importante carriera solista, Marcus Miller, astro in ascesa del basso elettrico e già membro della Saturday Night Live Band, quattro anni dopo avrebbe scritto, quasi interamente, e prodotto Tutu, l’album in cui Miles Davis iniziò a misurarsi con l’elettronica accostata al jazz, Larry Carlton, già soprannominato Mr.335, per via della sua Gibson semiacustica, avrebbe anch’esso proseguito una già promettente carriera solista.

Solo per quella notte, queste stelle del jazz e della fusion brillarono tutte insieme: poi, ad uno ad uno, proseguirono la loro avventura artistica, che per la maggior parte di loro dura ancora oggi, e sempre a livelli di eccellenza.
Ma, all’interno di quelle dodici tracce, è racchiuso uno di quei momenti che, definire davvero unici, non è affatto un’esagerazione.

(Warner Bros. Records, 1982)