Carmine Ioanna – Ioanna Music Company

La musica popolare ha per definizione, e forse più di altri generi, bisogno di spazio, e di spazi, perché nasce proprio da quella condivisione, da quella capacità di coinvolgimento collettivo e da quel rapporto stretto con le persone che ne hanno di fatto determinato il nome.

Proprio per questo, e forse più di altri generi, ha sofferto terribilmente durante questi due anni di forzata sospensione, ha patito questa sorta di bolla in cui spazio (e spazi), tempo e relazioni si sono in un certo senso “congelati”, in attesa che qualcosa succedesse, della classica e proverbiale luce in fondo al tunnel.

Carmine Ioanna, fisarmonicista avellinese attivo già da diversi anni a livello internazionale, ha provato a ricominciare ed ha connotato strettamente questo lavoro con l’idea stessa della ripartenza, intanto attraverso il titolo dell’album, affatto casuale, ovvero Ioanna Music Company, che unisce due termini, musica e compagnia, che rappresentano fortemente il concetto dello stare insieme.

Di più: la scelta di registrare questo lavoro creando una vera e propria compagnia, in stile teatrale, che ha vissuto insieme per tutto il periodo della composizione, dell’arrangiamento e della realizzazione dell’album, registrato poi live al Teatro Adele Solimene di Avellino, un luogo, il teatro, che ben rappresenta questa urgenza di ritrovarsi, di esibirsi e di scambiare, con un pubblico (appena possibile), quelle sensazioni che la musica è in grado di offrire.

La carriera di Ioanna si è dipanata attraverso una serie importante di viaggi, condivisioni, scambi culturali: nel 2012 collabora a Il Pentagramma della Memoria, progetto musicale che ripropone in chiave jazz la musica scritta nei campi di concentramento nazisti, l’anno dopo suona sul disco aQustico di Luca Aquino, uscito a luglio in Italia ed a novembre in Francia, nel 2014 collabora con il rapper coreano Loptimist, per un progetto sperimentale che unisce fisarmonica ed hip pop e che verrà pubblicato anche in Asia. Ancora: incide con i Lokomarket l’album Zingaria in Olanda, partecipa a L’Opera da tre soldi di Brecht, 15 repliche, di cui farà un arrangiamento per sola fisarmonica, registra Petra, nel sito archeologico omonimo in Giordania, collabora ad Anime Migranti, spettacolo teatrale con l’attrice Claudia D’Amico, che tratta il tema dell’emigrazione, poi il progetto ZIC Trio con Eric Capone e Vim Zambsnrè, quindi Irpinia, inciso a Grenoble con il sassofonista Luca RosetoaQustico Vol.2 sempre in duo con il trombettista Luca Aquino, il trio Melodia con Rino De Patre e Giovanni Montesano, Favolando, in duo con Francesco Bearzatti, lo spettacolo di musica-teatro, con Amanda Sandrelli, Il tango del Marinaio ed il duo Then O con Roy Paci sino alla più recente collaborazione con il Cirque du Soleil, nello spettacolo Ovo, interrotta proprio dalla pandemia.

Un gruppo di musicisti dunque, ma soprattutto di amici, riunito come fosse una vera e propria compagnia teatrale, con la quale condividere anche fisicamente ogni momento creativo, ed ecco allora prendere forma le undici tracce che compongono l’album, a partire da Sospeso, che apre il lavoro, e getta una sorta di ponte tra la situazione appena vissuta ed il futuro che attende, grazie al suo essere una sorta di walking song che trasmette un forte desiderio di rimettersi in cammino.

Più o meno sulla stessa falsariga la successiva Courtain Up, che suona proprio come un invito alla festa, alla danza, al recupero di quegli spazi condivisi in cui fisarmonica e chitarra coinvolgono il pubblico e lo spingono a partecipare.

Cambia tutto con No Border, il momento di riflessione all’interno di questa rinnovata euforia, l’attimo in cui si pensa, si riflette, si riconsidera il tutto soprattutto per non dimenticare, mai, ciò che è stato, e farne consapevolezza: il piano detta la melodia mentre la fisarmonica propone il proprio tocco malinconico e struggente.

Ballare, ma in modo differente, grazie ad una sorta di originale funk acustico, ed ecco Ioanna Music Company, ovvero sette minuti a briglia sciolta, in cui frammenti ostinati, brevi assoli, ma soprattutto una ritmica serrata che ricorda, neppure tanto alla lontana, i fraseggi dei Tower of Power, permettono all’ensemble di prendere velocità e di lasciarsi davvero andare in una sorta di euforia collettiva.

Postcard from Dreamland è la quiete dopo la tempesta, il drink fresco dopo la cavalcata, l’attimo di respiro che ci si prende dopo aver davvero dato tutto, attimo breve, peraltro, perché torna la voglia di scherzare, di giocare, ed ecco allora fisarmonica e clarinetto che si divertono a rincorrersi, a lanciarsi sfide l’uno con l’altro, in una scatenata Momento, vero e proprio inno alla serenità in cui si recuperano quelle atmosfere campestri in cui i “gonnelloni” roteavano ed i bicchieri di vino tintinnavano.

Samu è, se vogliamo, l’attimo del racconto, un brano articolato, in cui ogni strumento gioca un ruolo preciso e la narrazione parte piano, per crescere lentamente nel momento in cui, ad uno ad uno, i musicisti si uniscono ed iniziano a “parlare” tra loro; c’è qualcosa di prog, nell’aria, e perché no vaghi riferimenti a certe cose acustiche di Arti & Mestieri di qualche anno fa.

Gianpiero Franco alla batteria, Eric Capone al piano e tastiere, Giovanni Montesano, basso e contrabbasso, insieme a Sophie Martel, sax soprano, Francesco Bearzatti, sax tenore e clarinetto, Gerardo Pizza, sax alto e Daniele Castellano, chitarra, sono davvero gli ideali compagni di viaggio per Ioanna, condividendo con lui la capacità di “leggere” i brani nella loro essenza più intima: l’interplay di Carioanna è tanto intenso quanto sciolto, immediato, spontaneo, e riporta il gruppo, come dire, “in pista”, perché le danze chiamano, e non si può non rispondere.

Etnies, e mai titolo fu più indovinato, trasporta letteralmente questa energia in altri luoghi, creando un legame fra terre più o meno lontane, popoli e tradizioni: medioriente, certo, ma anche Mediterraneo in tutte le sue molteplici accezioni geografiche e culturali, ed ancora oltre si spinge Cafè da Manha, interpretazione in chiave “occidentale” di una samba che trasporta il gruppo all’altro capo del mondo, dove la festa è una tradizione, ed un costume, radicato e consolidato da secoli.

Si chiude con Ablò, firmata da Capone, una sorta di saluto, pacato e riconoscente, per un album registrato in pratica dal vivo: mancano ancora gli applausi, è vero, ma verranno, e presto, quando, oltre ai musicisti, anche il pubblico potrà riappropriarsi della musica come patrimonio comune, condiviso e partecipato.

(Abeat Records, 2021)

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