Brian Hassett, una vita da Hippie-Beat

(Intervista a cura di Raffaella Mezzanzanica e Maurizio Galli – 11 ottobre 2019)

Brian Hassett è quello che potremmo definire un vero e proprio Road Adventurer. E’ stato amico della famiglia Cassady dagli anni ’90, ha scritto di Jack Kerouac e dei Beats per quasi 40 anni, è presente nel libro “Kerouac On Record” del 2018, ed ha aiutato a scrivere due dei saggi presenti nel libro del 1999 “The Rolling Stone Book of The Beats“. Ha inoltre prodotto numerosi eventi multimediali legati al movimento Beat. A Winnipeg, nel Canada, negli anni ’70 ha contribuito a organizzare una serie di acid test, all’età di 17 anni era in tournée nel Canada occidentale con gli Yes e a 20 lavorava con Bill Graham producendo il tour dei Rolling Stones del 1981. Negli anni ’80 divenne amico intimo di Edie Kerouac Parker, prima moglie e musa di Jack Kerouac, e Henri Cru, uno degli amici che Jack Kerouac incontrò alla Horace Mann School, a New York, nel 1939.

D: Secondo te, qual è la ragione per cui i giovani oggi dovrebbero avvicinarsi agli scrittori della Beat Generation e, in particolare, a Jack Kerouac?
R: L’inclusione e l’accettazione del prossimo senza alcun pregiudizio erano tra i valori fondamentali di Jack Kerouac e degli altri Beats. Amavano l’Avventura con la “A” maiuscola – questo significava ricercare nuovi mondi, nuove scene, nuova musica, nuove persone. Ognuno di noi dovrebbe avere questa apertura mentale e questa curiosità durante tutto il corso della propria vita. Sfortunatamente molti non lo fanno. La giovinezza è il tempo della scoperta, è il momento in cui bisogna espandere i propri orizzonti il più possibile. Keraouc e i Beats esplicitavano e celebravano questa ricerca della novità. Questo è il motivo per cui i giovani e coloro che ancora si sentono giovani continuano a mostrare interesse verso gli scrittori della Beat Generation.

D: È innegabile che per i giovani della tua generazione ci fosse un legame tra questo movimento letterario e la musica. Pensi che questo possa accadere ancora oggi?
R: Non saprei dire quale movimento letterario ci sia oggi. Tuttavia, i festival musicali e la “cultura dei festival” sono la manifestazione di questo atteggiamento di “pensare fuori dagli schemi”. Dal Burning Man all’Oregon County Fair, dal New Orleans Jazz Festival che si svolge ormai da cinquant’anni ai nuovi “boutique festivals” curati direttamente dagli artisti, diffusi ormai ovunque nel mondo, è lì che si diffondono la cultura alternativa e il nuovo modo di vivere.

D: Trovo che Kerouac fosse un narratore di grande talento e che il suo modo “veloce” di scrivere – scrisse On the Road in soli 20 giorni – non lo abbia penalizzato minimamente. Cosa ne pensi?
Sono anch’io un professionista della scrittura veloce. Ho scritto la prima bozza del mio primo libro, The Temp Survival Guide, in sei giorni. Quella per The HItchhiker’s Guide to Jack Kerouac in 11. Il passaggio dal concept a lavoro finito per How the Beats Begat The Pranksters è avvenuto in 13 giorni. Dal mio punto di vista è il solo modo per farlo. Pensa alle cose (ciò di cui vuoi scrivere) e prendi appunti, ma quando ti siedi, poi non devi fermarti fino a quando non hai finito. Conosco un sacco di aspiranti scrittori che si dilettano un po’ qua e là e non portano mai nulla a termine. I miei libri si leggono velocemente perché sono scritti velocemente. [I personaggli] scorrono, fluttuano, si rimettono rapidamente in un posto, non si lasciano ingannare e non vagano in vicoli ciechi ma vanno veloce, esattamente come quelli di Jack – pazzi per la vita, per raccontare, per essere salvati, desiderosi di tutto e subito.

D: Kerouac aveva un modo di scrivere decisamente “musicale”, anche per l’uso che faceva della punteggiatura e delle pause. Un modo di scrivere che ha rappresentato l’unione tra la letteratura Beat e la scena musicale di San Francisco. Sei d’accordo?
R: Dopo il successo di On the Road, Kerouac chiese contrattualmente che la punteggiatura nei suoi libri rimanesse esattamente dove l’aveva inserita. Concordo su questo approccio e io stesso faccio in modo che il mio lavoro sia preservato nel modo in cui io l’ho costruito. Vedo (e compongo) le linee di testo (inclusa la punteggiatura) come su uno spartito musicale. E la punteggiatura ti aiuta a tenere il tempo – veloce e ratta-tat-tat – o, al contrario, lenta e meditativa. E se lo si ascolta mentre legge i suoi lavori, puoi sentire la musica. Il personaggio centrale della scena musicale di San Francisco, Jerry Garcia, affermò (cit. “The Jack Kerouac Collection” – Rhino Records 1990) “Poi, nei due anni successivi ho letto Kerouac e mi ricordo che nel 1959 mentre passavo del tempo con un amico che aveva un disco di Kerouac, ne rimasi davvero folgorato – avevo letto i suoi libri, ma non lo avevo mai ascoltato. Le cadenze, lo scorrere, la sensazione di infinito delle sue parole, il modo in cui si sviluppava. Mi aveva davvero impressionato. Il suo modo di percepire la musica – il modo in cui scriveva della musica e dell’America – e il viaggio, il romanticismo legato alle highway americane. Era qualcosa di familiare, qualcosa di cui avrei voluto far parte. Non era come un club, era una visione. Diventò così parte di me a tal punto da essere difficile da quantificare. Oggi non riesco a separare ciò che sono da ciò che Kerouac mi ha dato. Non so se avrei mai avuto il coraggio o la visione per fare qualcosa della mia vita – o anche solo pensare che esistesse tale possibilità – se non fosse stato per il modo in cui Kerouac mi ha aperto quelle porte. E’ la musica, baby.
On the Road fu il romanzo; Howl la poesia; Rebel Without a Cause il film e il R’n’R il frutto.
La letteratura Beat è stata il R’n’Roll delle parole. Vista così il fatto che i musicisti ne siamo rimasti affascinati ha perfettamente senso.

D: Hai avuto la possibilità di lavorare con uno dei più conosciuti e importanti promoter (specialmente per San Francisco), Bill Graham. Che cosa ci puoi dire di lui e del suo mondo?
Bill spacca. Sono molto felice che tu lo riconosciate anche se vivete così lontano. Nella mia personale opinione lui ha praticamente inventato i concerti rock. Trattava il suo pubblico e gli artisti come nessun altro – e ha posto le basi affinché altri potessero seguire le sue orme. Nei backstage aveva creato un ambiente divertente e questo metteva gli artisti a proprio agio per le loro performance, dando loro il miglior spazio possibile. E si spinse oltre nell’offrire un’esperienza positiva agli spettatori. L’industria musicale è invasa da personaggi senz’anima e in cerca solo di profitto – ma Bill Graham era un artista esattamente come coloro che presentava sul palco. Aveva una visione su come le cose avrebbero dovuto essere, e poi faceva del suo meglio per realizzare la sua visione. E si è trovato a San Francisco nel momento giusto, proprio quando tutto stava sbocciando. Molti fan dei live di rock ‘n’ roll non sanno nemmeno quanto devono a Bill.

D: Puoi dirci qualcosa in più sulla relazione tra Jack Kerouac e la musica?
R: La musica preferita di Jack era il bebop ed è una mia idea che i Grateful Dead siano stati una sorta di estensione di ciò che Jack amava in quei piccoli jazz club in San Francisco e New York City. Essi improvvisavano e facevano degli assoli ed erano imprevedibili e in continua evoluzione – tutto ciò che Jack amava nel “suo” bebop.

D: Neal Casal è stato una sorta di pietra miliare per la Beat Generation, ha rappresentato la connessione tra il mondo “Beat” e quello “Hippie”. Per esempio, con il suo coinvolgimento nel movimento “Merry Pranksters”, fondato da Ken Kesey. Sei d’accordo? Come, due mondi così apparentemente distanti, si possono connettere?
R: Non credo che debbano “riconciliarsi” – vanno semplicemente d’accordo. C’era questo ragazzo – Neal Cassady – che chiaramente è stato un personaggio centrale per entrambe e che ha facilitato la connessione tra i due. Come ho scritto nel libro The Hitchhiker’s Guide…”Egli ha accompagnato sia Jack Kerouac che Ken Kesey nella più grande road trip della loro vita”. (Per Jack Kerouc quella che ha portato alla stesura di On the Road e per Kesey quella leggendaria attraverso l’America con il bus dei Merry Pranksters nel 1964).
I due mondi – Beat e Hippies – avevano gli stessi valori in comune. L’apertura, l’accettazione degli altri, il desiderio di pace e non violenza/guerra, le droghe che alteravano lo stato mentale, il senso di avventura, anti-conformismo e la fiducia e la libertà di espressione.
Naturalmente Allen Ginsberg ha rappresentato un altro “ponte”. Egli era sul palco dello “Human Be-In” al Golden Gate Park in San Francisco nel gennaio 1967 (insieme a Gary Snyder, Michael McClure & Lenore Kandell) ed era amico di Bob Dylan e dei Beatles ed è rimasto in prima linea per tutti gli anni ’60. Ginsberg, come Cassady, era un altro esempio vivente delle connessioni tra Beats e Hippies.
Entrambi i movimenti si fondavano su principi di Avventura e dell’essere se stessi, sull’onestà e sull’essere spensierati, sulla voglia di esplorare e sull’essere gentili. Il passaggio dal primo al secondo movimento è avvenuto in modo assolutamente naturale.

D: Grazie Brian per il tempo che ci hai dedicato
R: Grazie a voi.

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