Alessandra Izzo: She Rocks!

(Raffaella Mezzanzanica – 7 luglio 2020)

Questo nuovo capitolo di Girls United! si apre con un’intervista a Alessandra Izzo, attrice, conduttrice e autrice. Nella sua carriera ha scritto per varie testate musicali come Rolling Stone, mentre in radio ha curato alcune trasmissioni su Radio Due, con la conduzione di Riccardo Pandolfi e Sergio Mancinelli.

A fine marzo è uscito il suo ultimo libro, She Rocks! Giornaliste Musicali Raccontano (Vololibero), in cui Alessandra ha voluto raccontare il giornalismo musicale femminile italiano, dando voce proprio alle protagoniste. Ne ho parlato con lei e le ho chiesto di raccontarci un po’ della sua vita, della sua carriera e di un nuovo progetto a cui sta lavorando e che riguarda colui che è stato il suo mentore: Frank Zappa. Eh sì, avete capito bene!

D. Alessandra, raccontaci un po’ di te e di come è nata la tua passione per la musica. Quale è stato il primo/la prima artista o la prima band che hai ascoltato?
A.I.: La mia passione per la musica credo sia nata con me. Già da molto piccola cantavo in casa con mia mamma che era un grande soprano e ha anche vinto premi a Napoli, per cui da quasi subito la mia venuta al mondo.
Sì poi la passione si è trasformata in Amore, e ho iniziato ad amare il blues, il rock, il rock and roll e così via, ma anche tanta bella musica italiana e la bossanova. La prima band che ho ascoltato sono stati i Beatles, ma non non sono stati il mio grande amore. I miei amori grandi sono stati Zappa e gli Stones. Poi tutto il resto a seguire.

D. Hai recentemente pubblicato il libro “She Rocks!” (Edizioni Vololibero), in cui racconti la tua esperienza di donna nella critica musicale femminile, unendola a quella di altre giornaliste, speaker, blogger, conduttrici tv. La tua ricerca in questo mondo a quali conclusioni ti ha portata? L’assenza di spazio per le donne in questo ambito è “solo” un luogo comune oppure c’è ancora tanto lavoro da fare?
A.I.: Non è affatto un luogo comune. Ci sono ancora tante cose da fare. Sole o in coppia con i nostri colleghi uomini, ma per favore non smettiamo di credere a questo sogno. NOI Possiamo. Yes, we can! E le donne la musica la sentono dentro tanto quanto gli uomini. 

D. Purtroppo, l’emergenza legata alla pandemia di Covid-19 ha dapprima bloccato l’uscita del tuo libro in formato cartaceo (rendendolo disponibile in digitale) ma, soprattutto, ha cancellato la possibilità di promuoverlo e parlarne direttamente. Nonostante questo, hai saputo utilizzare il supporto della tecnologia organizzando e partecipando a programmi ed eventi in Livestream sulle varie piattaforme digitali. Come è andata? Ci puoi anticipare se, quando sarà possibile, ti vedremo in giro per l’Italia?
A.I.: Sì il mio libro, come tanti dischi, film, è uscito a fine marzo. Sono molto grata non solo alla mia casa editrice e tutto il suo staff che sta lavorando ancora per questo libro in cui crede, ma anche grata e fortunata ad aver fatto un po’ di promozione online e radiofonica. Questo non è che l’inizio, il meglio deve ancora arrivare e a noi non ci ferma nessuno. Siamo ragazze rock, no? 

D. “Nearly every woman I know who works in music has a bottomless grab bag of stomach-turning stories about being harassed at shows, demeaned during interviews, inappropriately and aggressively propositioned, objectified, insulted, or treated as a joke” (cit. “Ryan Adams and the Perils of the Rock-Genius Myth – A. Petrusich – Music Contributor – The New Yorker – 19 febbraio 2019). Tu hai viaggiato moltissimo e hai incontrato personaggi e artisti di grande importanza in tutto il mondo. Hai notato differenze tra il mondo della musica in Italia e quello estero (in particolare americano)?
A.I.: Non più di tanto. Anzi in USA il maschilismo impera più che mai  e le donne, vista la forte competenza e competizione in ogni settore, faticano il triplo. Molto più che da noi. Credo, però, che le cose stiano cambiando. 

D. Oltre ad essere autrice e conduttrice sei anche un’attrice. Infatti, hai portato in teatro a Roma un tuo spettacolo, tutto incentrato sul mondo femminile. Ci racconti un po’ di cosa parla e di come è nata questa idea?
A.I.: Grazie per questa domanda. Il teatro è la mia missione, come sempre il teatro è per chi lo fa. Il mio format, CUORI SELVAGGI è andato molto bene. Sold out tutte le sere ed è stato anche quello un lavoro al femminile che ha ottenuto delle ottime critiche. Comunque le tre attrici in scena (compresa me) raccontano storie di violenza , di abusi, e di mancata autostima. L’idea nasce da un progetto precedente , di cui ero solo attrice e da lì la necessità di dare un mio piccolo contributo a questa piaga sociale.

D. Hai sempre avuto contatti con donne di grande impatto. Tu, ad esempio, hai portato in Italia Pamela Des Barres, una delle più conosciute muse rock/groupie, una vera icona e una vera e propria leggenda, per il lancio dei suoi libri: “I’m With the Band – Sto con la Band” e “Let’s Spend the Night Together”. Come vi siete conosciute e che tipo è Pamela?
A.I.: Pamela ed io siamo molto legate al punto che per la prefazione italiana di Let’s spend the nite ….sia lei che Alberto Castelvecchi, vollero a tutti i costi che la scrivessi io. E’ stato un vero piacere. Con la Des Barres ci siamo conosciute grazie alla mia amica Barbara Tomasino ( che fu la prima a portarla in Italia nel lontano 2003) la quale sapendo che stavo scrivendo uno spettacolo /omaggio su Frank Zappa, mi mise in contatto con lei. Bè che dire, da quel momento è nata una bella e vera amicizia. Molto rock and roll ma non solo. Con Pamela si ha il piacere di parlare di tutto.

D. Nel 2013, hai pubblicato il libro “Frank e il resto del mondo”, dedicato a Frank Zappa, il tuo mentore. Frank Zappa!!! Come è nata la vostra amicizia? Ti andrebbe di raccontare qualcosa di lui meno nota al pubblico? In aggiunta, hai recentemente scritto sui tuoi canali Social Media che stai lavorando ad un nuovo progetto su di lui. Qualche anticipazione?
A.I.: Ho conosciuto il Genio nel 1982 a Napoli in occasione di un suo concerto. E’ stato un amore a prima vista ed oggi posso dire senza problemi , anche per lui 🙂 Frank era semplicemente divino, colto, divertente, sexy, pazzo lucidissimo, in altre parole un genio. Non capita tutti i giorni di incontrare persone così a 18 anni e viverle per tanti anni. Dal 1988 poi la sua salute iniziò a peggiorare e non ci siamo più visti. L’ultima volta che l’ho sentito è stato nell’estate del 1993. Io ero a Los Angeles come inviata della Rai e lui…stava per morire. Ancora oggi ho le lacrime agli occhi se penso a quei momenti.
Sì, sto per portare in scena una cosa su Frank, e sarà per la prossima stagione teatrale.
Per il resto, potete sapere di più comprando il mio libro e per lo spettacolo…fra qualche mese.

D. Sono in molti a pensare che, con lo sviluppo delle piattaforme digitali e dei Social Media la critica musicale abbia perso di significato perché siamo ormai abituati ad avere accesso alle informazioni su artisti, brani e album quasi in tempo reale, a volte anche prima. Tu che hai avuto il coraggio di parlare di critica musicale femminile, che cosa rispondi a questa affermazione?
A.I.: Rispondo che è vero solo in parte. No, non credo che la critica musicale sia morta o comunque totalmente offuscata dal web. Chi ama la musica e vuole davvero saperne qualcosa in più e dettagliatamente, legge la critica attenta e non quella da fast food, take away o come diavolo si chiama. Nascono anche nuovi magazine, on -demand, insomma mi sembra di capire che qualcosa di nuovo sta nascendo. Non molliamo, MAI!

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