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Alan Vega – Mutator

(Gabz)

Alan Vega era il frontman del duo Suicide, e come tale è ricordato; un artista a tutto campo e decisamente un artista visuale.
Visuale, ecco come mi piace definire la musica di questo nuovo disco, che vuole essere rappresentativa della città di New York dove Alan viveva e lavorava: nelle ambientazioni elettroniche si sente il flusso pulsante delle strade e un senso di desolazione che è prima di tutto interiore. Una New York tanto amata e celebrata, e qui mi viene in mente Lou Reed, una città che non esiste più nei suoi piccoli clubs e discoteche: la scena musicale del CBGB’s, del Max’s Kansas City e del Club 57 per esempio, tutta roba ormai perduta perché cancellata dal tempo e dall’irreversibile riqualificazione urbana.

Dopo la scomparsa di Alan avvenuta nel 2016, sua moglie Liz Lamere sta guidando il progetto Alan Vega Vaults, teso a recuperare e quindi proporre al pubblico le molte opere inedite.

Mutator, è un album registrato tra il 1995 e il 1996 e mai pubblicato, perché rimasto in coda ad altri progetti che in quel momento avevano priorità. Rispetto a IT il precedente disco del 2017, Mutator si sviluppa con una minore corrosione sonora dei sintetizzatori, la trama non è così inquietante e scura, rimane invece la gradevole e caratteristica contaminazione del rock-noise con l’urlo in faccia tipico del cantato di Alan Vega.

Il cantato non dà tregua e insegue l’ascoltatore, ora acido e ringhioso, poi suadente e malinconico; la musica ha sempre quella gustosa inclinazione hip-hop che ad Alan tanto piaceva, ma va decisamente riferita più alla produzione solista post Suicide che allo shock-punk delle prime esibizioni.

In questo momento c’è una rinnovata attenzione alla figura di Alan Vega, e all’innegabile influenza nella scena electroclash e post-punk: rimando come esempio alla fresca notizia dell’acquisto da parte di Jack White (Third Man) di un gig-flyer originale dei Suicide del 1970 in concerto al Village Vanguard Club di NYC (credo proprio un esemplare unico al mondo).

Mutator è un disco consigliato e merita l’ascolto; per chi invece non conosce e vuole approfondire rimando alla produzione del duo/ Suicide e ai primi dischi solisti di Alan Vega.

(Sacred Bones 2021)