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A tribute to Neil Innes, I’m The Urban Spacemen

(Nik Maffi – 8 gennaio 2019)

Quando il 29 dicembre è arrivata la notizia della scomparsa di Neil Innes, membro del combo dadaista per eccellenza – insieme alle Mothers of Inventions del genio Zappa – la Bonzo Dog Doo Dah Band, ho subito scartabellato nei miei amati 45 giri, perché il loro pezzo più conosciuto, I’m The Urban Spacemen, è stato per molto tempo un’oggetto dei desideri, sfuggitomi in svariate occasioni, finalmente accalappiato da Dischi Volanti (ottimo negozio di Milano).
Via con gli intercettori comandante Straker: andiamo indietro nel tempo, Bonzo Dog Doo Dah Band , lato A: I’m The Urban Spacemen, lato B: Canyons Of Your Mind, marcato Liberty Records, Lib 9038, stampa Us.
Band attiva dal 1962, formatasi intorno a Viv Stanshall, voce e tromba (1943-1995) e Roger Ruskin Spear, sax tenore(1943), dediti allo studio e alla riproposizione di standard jazz, del periodo anni 20 e 30, da qui il riferimento al dadaismo, aggiungono, con l’arrivo sulla faccia della terra della beatlemania, Neil Innes appunto (1944-2019) voce e chitarra, Rodney Slater (1944) fiati vari e Larry Smith (1944) alla batteria.

Passati dal jazz, parodizzato nei primi live, di cui si può avere un assaggio nel loro lp d’esordio, il favoloso Gorilla dell’ottobre 1967, la band si sposta verso un rock di fattura squisitamente psichedelica con in più la qualità di saper dosare il tutto con una spiccata satira sociale, brillanti, oltraggiosi futuristi, con brani dagli arrangiamenti bizzarri, repentini cambi di tempo, esplosioni, fischi e testi a dir poco eccentrici, da qui il paragone con le Mothers di Zappa, ci sta tutto, chi ha influenzato chi?
Band con la formazione in perpetuo movimento, come il loro sound, arrivano al 1967 dopo aver avuto la possibilità di esibirsi in famosi club della scena underground londinese, il famoso Ufo Club e l’altrettanto hip, il Marquee. In più la loro stupidità li porta ad avere una partecipazione ad un programma per bambini chiamato Do Not Adjust Your Set, in onda dal 1967 al 1969 sul canale britannico Itv.
La band si esibiva dal vivo nello show, proponendo sketch e canzoncine con la collaborazione di alcuni personaggi che poi graviteranno intorno alla band e daranno vita ai Monty Python ‘s Flying Circus, stiamo parlando di Micheal Palin, Eric Idle e Terry Jones.

Chi era fan dei Bonzo’s? Niente popò di meno che i Fab Four, specialmente sir Paul Macca.
La casa discografica dopo aver fatto uscire il primo lp, appunto chiamato Gorilla, chiese alla band un singolo, dalle parole di Innes stesso: “la casa discografica ci chiese un 45 giri, ma noi rispondemmo, siamo solo studipi studenti d’arte“.
Così Innes porto in studio la bozza di un pezzo intitolato I’m The Urban Spacemen; Innes prese ispirazione da due fonti precise, la prima: uno spunto da un articolo di un progetto di ricostruzione post bellico della città di Manchester, chiamato Urban Spaces; disse Innes: “pensai se ci sono spazi urbani, perché non ci deve essere un uomo dello spazio urbano“.
Il secondo riferimento era dato dalle pubblicità dell’epoca, persone con sorrisi splendenti, intenti a cibarsi di pasti preconfezionati con un sorriso ebete stampato in faccia, critica velata al consumismo, argomento in voga tra gli studiosi all’epoca.

Viv Stanshall in giro per locali, insieme all’amico di Paul McCartney – i Bonzo’s guarda caso sono presenti nel film dei Beatles, Magical Mystery Tour, proprio per merito della stima del baronetto – gli racconta del progetto di fare uscire un singolo… da li a chiedere a Paul se fosse per puro caso interessato a sentirlo e magari a dare una mano il passo è davvero breve.
Paul, che in quel periodo ha lo sguardo aperto alle nuove avanguardie artistiche del momento – siamo nei 60’s , le droghe aprono menti au go go – non se lo fa ripetere due volte e si “infila” nei Chappel Studios di Londra, dove i ragazzi stanno registrando i pezzi per il nuovo lp (Tadpoles).
Macca si mette al piano da buon esibizionista quale è suona in anteprima per i ragazzi quello che sarà Hey Jude, i Bonzo’s estasiati chiedono a Paul se gli va di sentire il pezzo su cui stanno lavorando, “certo che si!”, risponde Paul. E così si mettono al lavoro, Macca divide i compiti dando direttive che poi saranno fondamentali per la riuscita della canzone… linea di piano, arrangiamenti in stile Beatles del periodo Pepper, non possono non avere successo.
A quel punto Paul in pieno flusso creativo, portatosi un ukulele appresso, vi sovraincide una parte: “invece di violini per ricchi un ukulele per poveri“, dira’ sir Paul, con il suo humour britannico.
Gus Dudgeon, il produttore misso’ il pezzo ai Decca Studios durante la pausa di una session con i Moody Blues e il giorno 11 di ottobre del 1968, apparve nelle charts UK il pezzo che, vendette in un solo giorno ben 18.000 copie, raggiunse il numero 5 in UK e uscì per il mercato americano il 18 dicembre 1968. Paul McCartney richiese di non far apparire il suo nome nei credits, infatti vi comparve sotto lo pseudonimo di Apollo C. Vermouth, mentre la canzone portò Neil Innes a vincere il British Academy of Songwriters, conosciuto come Ivor Novello Award, e sempre nel 1968 come autore del miglior testo per una canzone pop.