5 anni senza Bobby Keys

(Andrea Lenti – 29 novembre 2019)

Bobby Keys non è il più grande sassofonista del mondo, ma è il più grande sassofonista rock del mondo“. Se lo dice Charlie Watts, che usa le parole con il contagocce ma che quando parla non dice mai cose banali, c’è da credergli.
Ebbene sì, il 2 dicembre saranno 5 anni che un tumore al fegato si sarà portato via Bobby Keys, a soli 70 anni. La morte di Keys sarà un duro colpo per la resa dal vivo degli Stones. Pochi mesi dopo perderanno anche Lisa Fischer (secondo me per motivi estetici, ma  è solo una mia congettura) e malgrado i sostituti i loro live perderanno qualcosa. Ma si sa da tempo, gli Stones vanno avanti sempre e comunque inseguendo l’eterna giovinezza e giocando con fascino malsano con la morte. I morti lasciati sul campo fra ex membri, amici, mogli e collaboratori è ormai impressionante, ma come direbbe qualcuno più bravo di me: “questa è un’altra storia“.

Bobby Keys nasce in Texas il 18 dicembre 1943. E’ lo stesso giorno, mese ed anno di Keith Richards. Già su questo si potrebbe scrivere un racconto. 2 gemelli separati alla nascita dal grande Oceano, con lo stesso amore per il rock and roll e per tutto ciò che puzza di pericolo. Ma ci torneremo dopo.

Per motivi di lavoro i genitori lasciano Bobby solo con i nonni a Slaton, Texas. La mamma Lucy che l’ha avuto a soli 16 anni, diventerà in seguito membro del Senato del New Mexico. Bobby a soli 15 anni comincia ad andare in tour con Bobby Vee. Cose che succedevano in quegli anni, se pensate a quello che faceva ad esempio Steve Winwood a 16 anni c’è quasi da non crederci…
Bobby incontra gli Stones nel ’64 in America, proprio mentre è in tour con Vee, e da lì nasce subito un’amicizia con Keith e Mick. I tre rimangono in contatto fino a quando nel 1969, grazie anche a Gram Parsons (un’altra anima bruciata grazie e a causa della frequentazione con gli Stones) Bobby Keys viene chiamato a suonare in Live With Me. Da quel momento, per quattro anni, Keys suonerà in tutti i dischi degli Stones e si imbarcherà con loro in tour fino al ’73. In quegli anni è molto amico anche di Mick, ne è addirittura testimone di nozze nel ’71 quando quest’ultimo sposa Bianca Pérez-Mora Macias. Questo matrimonio allontanerà Mick dalla sua band, portandolo a frequentare il jet set parigino, stilisti e uomini d’affari.

Persino nelle registrazioni in Francia di Exile On Main Street, Mick non vive in Costa Azzurra con la band, ma si sposta quasi sempre da Parigi. E come reagisce Keith? Keith si getta su colui che è più simile a lui, perchè l’altro chitarrista, Mick Taylor, non regge ai suoi ritmi e se ne andrà dopo poco devastato e quasi morto. Keys è il gemello perfetto di Richards. Insieme per anni provano qualsiasi tipo di droga, bevono tutto quello che c’è da bere e nei Tour devastano camere d’albergo e fanno a gara a chi si porta a letto più groupies. Un duo satanico e scanzonato allo stesso tempo, negli anni in cui tutti noi ci sentiamo immortali e ci sembra che la festa non finirà mai. Ma la prima parte di questa avventura finisce alla Bobby Keys: durante un tour nel ’73 Bobby viene trovato in una vasca da bagno piena fino all’orlo di costosissimo champagne francese. Bobby è semi-svenuto nel tentativo di berselo tutto. Mick sa che l’hotel lo metterà sul conto della band e furibondo come quando Jagger è furibondo, allontana Keys dal tour.  La verità “vera” è che Keys è diventato un eroinomane totale, e che la famiglia preoccupata chiede agli Stones di mandarlo a casa per provare a disintossicarsi.  
Negli anni a seguire Keys suonerà a sprazzi con la band prima di essere reintegrato nell’82, e da lì starà al suo posto fino al 2014. Negli anni senza Stones non resta con le mani in mano, a parte gli episodi privati rimane uno dei più grandi sassofonisti del mondo e viene ingaggiato a suonare in numerosi dischi dal gotha del Rock mondiale. John Lennon, Joe Cocker, Eric Clapton, George Harrison, Leon Russell…

Ma come dicevamo, nell’82 torna definitivamente a “casa” e darà vita ad assoli memorabili in tutti i tour degli Stones tra i quali Brown Sugar è ovviamente il più conosciuto. Il problema è che agli Stones si è aggiunto un altro simpatico delinquente del rock, quel Ron Wood che è ancora più sfrenato di Richards e che assumerà Keys (nei tempi morti con la band) come direttore artistico di un locale che lo stesso Wood apre in Florida… non so cosa darei per aver potuto frequentare quel locale. Keys ci suonerà anche diverse volte, con la sua band, i Suffering Bastards (ecco, appunto…).

Il duo adesso è diventato un trio, e la vita rock and roll continua fino al 2014, fra feste, tour, droga, tentativi di disintossicazione a volte riusciti… una giostra infernale di guasconate, risate a crepapelle, soldi buttati, cazzate immani, finti amici che ti leccano il culo per sfruttarti, aerei e hotel a 7 stelle… perchè è così che gli Stones affrontano la vita, come se non ti presentasse mai il conto da pagare.  
Il 2014 è un altro anno che odora di morte. La compagna di Jagger, L’Wren Scott si uccide mentre la band è impegnata nel tour asiatico. Il Tour viene interrotto e poi ripreso in autunno. Nel mezzo ci sono le date europee da onorare, ed il concerto di Roskilde in Danimarca è l’ultimo di Keys.
E’ il 3 luglio. Bobby vola a casa e da lì a poco gli viene diagnosticato un tumore al fegato, messo a dura prova da anni di esagerazioni. La morte fa presto ad arrivare, è appunto il 2 dicembre 2014. Gli Stones questa volta sono davvero devastati, Keith accusa il colpo. Il ruolo di immortale del rock deve cominciare a pesargli. Ron Wood non beve più, Keith rallenta ma va avanti, più per non tradire le aspettative di milioni di fans che lo vogliono stoned e maledetto che per convinzione.
La storia di Keys finisce qui, rimangono decine di assoli indimenticabili ed il suo sorriso da impunito affamamto della vita.
70 anni vissuti a mille all’ora, quasi per ingannare la morte e non farsi mai trovare.  Ma come ben si sa, Time waits for no one.                   


Keys ha dedicato quasi tutta la sua carriera al ruolo di turnista e ha registrato un solo album a suo nome: Bobby Keys (Warner Bros, K 46141, 1972, UK)
Fra le collaborazioni più illustri troviamo
Rolling Stones: Let It Bleed, Sticky Fingers, Exile On Main St., Stripped
Joe Cocker: Mad Dogs And  Englishmen 
Lynyrd Skynyrd: Second Helping
John Lennon: Rock And Roll
George Harrison: All Things Must Pass 
Graham Nash: Songs For Beginners
Keith Richards: Talk Is Cheap 
Eric Clapton: E. Clapton
e molti molti altri 

        

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