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Quel che disse il tuono – Il Velo dei Riflessi

(Luca Paoli – 22 marzo 2020)

E’ uscito il 20 marzo, in Cd e Lp,  Il Velo Dei Riflessi per l’etichetta AMS Records l’album “Il Velo dei Riflessi” , esordio della band progressice Quel Che Disse Il Tuono e che comprende membri degli Unreal City e Cellar Noise.

«Quel Che Disse Il Tuono è un progetto solido e ben strutturato, non è da considerarsi come un side project. I brani sono nati in modo immediato, il materiale è del tutto inedito, nessuno di noi ha utilizzato idee preesistenti. Nel corso del 2019 abbiamo lavorato molto per creare nuovo materiale cucito perfettamente sul progetto e che potesse contribuire, anche a livello di stile compositivo, esecuzione e sonorità, a delineare un sound caratteristico e distintivo di ciò che è Quel Che Disse Il Tuono. La nostra più grossa influenza è il prog sinfonico di inizio anni ‘70. Amiamo molto la scena italiana dell’epoca ma sicuramente altri grossi riferimenti musicali sono, tra gli altri, Yes, Genesis, King Crimson, Gentle Giant, Camel e Pink Floyd».

Sono assai determinati i quattro membri di Quel Che Disse Il Tuono. Una band dalla costituzione recente e dallo sviluppo sorprendente per la velocità e l’affiatamento, che rifiuta sia lo status di “supergruppo” che quello di side project e debutta all’insegna del miglior progressive italiano.Il Velo dei Riflessi (AMS Records/BTF) è un esordio compatto da parte di un quartetto solido, che immagina una congiunzione tra il classico rock sinfonico anni ’70 e le possibilità contemporanee.

È raro che il primo album di una band sia così atteso, ma questi giovani musicisti hanno alle spalle un percorso importante: Francesca Zanetta (chitarrista e tastierista) è stata la fondatrice degli Unreal City, Niccolò Gallani (tastierista, flautista e vocalist) fa parte dei Cellar Noise, insieme a Roberto “Berna” Bernasconi (voce solista e basso) e Alessio Del Ben (batterista, tastiere e voce) hanno fondato Quel Che Disse Il Tuono nel 2019, debuttando dopo un anno con un disco di puro prog-rock affrontato e rivissuto con un occhio alla contemporaneità. Il Velo dei Riflessi parte da uno spunto letterario – La Terra Desolata (The Waste Land), il capolavoro di T. S. Eliot, uno dei vertici della poesia del Novecento – e procede in una direzione concettuale introspettiva e oscura. Sottolinea il quartetto: «Il nome del gruppo è un omaggio alla Waste Land di Eliot. Il Velo Dei Riflessi invece è un concept più ampio, che pur affrontando temi cari alla poetica di Eliot, non è direttamente ispirato alla Waste Land. Parliamo del rapporto dell’individuo con aspetti nascosti della propria personalità, tratti più o meno oscuri e patologici che vengono repressi e non riconosciuti dalla coscienza. La metafora degli specchi simboleggia la progressiva scoperta e accettazione di queste sfaccettature della personalità del protagonista, il quale alla fine è trascinato in una spirale catartica discendente che vede di fatto la liberazione, piena accettazione (ma di fatto slatentizzazione di qualcosa di prima dormiente) e riconoscimento di quelle che di fatto sono a tutti gli effetti personalità multiple».

Il Velo dei Riflessi è composto da cinque lunghi brani cantati in italiano, quattro “specchi” e la “catarsi” finale, che ricordano gli episodi più importanti di Museo Rosenbach, Balletto di Bronzo, Orme, Banco e Raccomandata con Ricevuta di Ritorno. Rock sinfonico a tutto spiano, una sequenza avventurosa che alterna passaggi ombrosi e aperture solari, influenzato da umori, colori e sensazioni anni ’70, moderno ma senza smarrire la filigrana dell’epoca. «Il prog italiano è un genere stupendo, mai scontato o banale. È un genere che ha un enorme liricismo, anche grazie al fatto che la nostra lingua è estremamente musicale e permette di esprimere concetti in modo molto vivido e, qualcuno direbbe, immaginifico. Alcuni di noi sono cresciuti con il progressive, seppur anagraficamente distanti dal periodo storico che ne ha visto la nascita e lo splendore. Siamo pienamente consapevoli di poggiare sulle spalle di giganti, conosciamo il nostro background e siamo consci delle grandi influenze che ne derivano. Ciò nonostante, è nostra ferma intenzione non essere un gruppo derivativo: lavoriamo costantemente per delineare un carattere distintivo e moderno, necessario per una band che nasce nel 2019 e non nel 1970. Il progressive non è un mai stato un genere morto ma, al contrario, sempre estremamente dinamico».

QUEL CHE DISSE IL TUONO:
Francesca Zanetta (Guitars/add. keyboards)
Niccolò Gallani (Keyboards/flute/backing vocals)
Roberto Berna Bernasconi (Bass/lead vocals)
Alessio Del Ben (Drums/add. keyboards/backing vocals)