29 maggio 1989 la fine di un genio – John Cipollina

(Maurizio Galli e Aldo Pedron – 29 maggio 2019)

46 anni. Aveva solo 46 anni quando il 29 maggio 1989 nella sua amata San Francisco John Cipollina (Berkeley, 24 agosto 1943) ci lasciò a causa di un enfisema polmonare dopo un periodo di malattia. Pochi giorni prima, quasi a voler lasciare un resoconto del periodo con i Quicksilver Messenger Service, aveva rilasciato al magazine underground Terrascope un’intervista.

Ho trascorso un buon periodo, ma credo che la band non abbia mai espresso tutto il suo potenziale. Eravamo piuttosto scadenti in studio, ma dal vivo eravamo una bomba. Guardando indietro noi non facemmo molti tour. Avremmo potuto evolverci maggiormente se ne avessimo fatti di più. Fondamentalmente componevamo i nostri arrangiamenti sul palco. Eravamo uno strano gruppo.

Inutile dire che John Cipollina è stato ed è tutt’oggi un chitarrista di culto ma che, ahimè, non ha avuto abbastanza riconoscimenti negli anni forse a causa della presenza di altri due pesi massimi nella baia di San Francisco, i Grateful Dead da una parte e i Jefferson Airplane dall’altra. A ciò bisogna aggiungere che i Quicksilver a causa degli esordi travagliati arrivarono in ritardo, rispetto le aspettative, all’appuntamento con l’incisione del loro primo album; ricordiamo che la band deve la sua nascita al cantante Dino Valenti che però a causa di alcuni problemi con la giustizia rimase lontano per qualche anno dal gruppo. Se da un lato ciò ritardò l’uscita su vinile del loro primo lavoro dall’altro diede la possibilità al gruppo – formato su idea dello stesso Cipollina da due chitarre soliste, lui e Gary Duncan, dal bassista David Freiberg e dal batterista Greg Elmore – di ricavarsi uno spazio tutto loro allontanandosi pian piano dalle tipiche ballate che caratterizzano il cantante per percorrere sentieri ben lontani dalla tradizionale forma canzone (un esempio su tutti l’ultimo brano del lato A del disco: Gold and Silver con i suoi intrecci di chitarre, la libertà che tanto caratterizza le jam jazz e infine per rimanere sul terreno jazz i richiami a Take Five).

Primavera del 1969, marzo per essere precisi. È questo il momento esatto in cui i Quicksilver a pieno titolo entrano nella storia del rock’n’roll. Lo faranno con un album, Happy Trails, che è la sintesi perfetta tra libertà espressiva, tanto cara a Cipollina e soci, improvvisazione e ritorno al blues e al rock’n’roll. Il tutto ha inizio da Who Do You Love di Bo Diddley ma pian piano i nostri si inerpicano lungo una torrenziale jam in cui l’immagine del brano di partenza perde sempre più fuoco fino a rimanere solo un titolo e nulla più. Da quel momento lo spazio vitale del primo lato del disco rimane appannaggio della chitarra di Cipollina che si insegue e si intreccia con gli altri strumenti degli membri a dimostrazione dell’incredibile affiatamento. In pratica un album capace di riproporre l’atmosfera live della band. Un capolavoro.

Purtroppo però ci troviamo davanti, e non è certo la prima volta nella storia del rock, ad un album che in una qualche misura traccia un solco profondo e purtroppo non facilmente scavalcabile. Infatti dopo Happy Trails la band inizia il suo declino e i malumori all’interno della band porteranno a numerosi cambi di formazione fino all’inevitabile scioglimento.

La carriera del geniale Cipollina proseguì attraverso parecchie formazioni come ad esempio i Copperhead, la collaborazione del 1975 con i gallesi Man (Maximum Darkness), la collaborazione con Nick Gravenites (coproduttore dell’esordio dei Quicksilver), i Dinosaurus e i Terry & the Pirates. Il numero delle partecipazioni di Cipollina come musicista di studio o come collaboratore è talmente alto da fargli meritare il titolo di the man of thousands bands.

Nell’ormai lontano 1973 il nostro guadagnava, a ragione, la copertina della rivista Guitar Player titolando per l’occasione: John Cipollina – A Rock Giant. In anni più recenti la rivista Rolling Stone ha inserito il chitarrista al trentaduesimo posto della classifica dei migliori chitarristi (tralascio in questa sede di esprimere un mio punto di vista su le classifiche della suddetta rivista, a noi in questa sede interessa ben altro).

La passione per la musica gli venne instillata dalla madre, cantante lirica, grazie al pianista Josè Iturbi che lo inizia allo studio del pianoforte. Ma sono i musicisti come Link Wray, Scotty Moore e James Burton ad attrarre e focalizzare l’attenzione del giovane Cipollina verso la chitarra. Nel tempo ritroveremo nei suoi lavori un melting pot tra rock and roll, blues, jazz e anche richiami al folclore ispanico o alla musica classica.

Da un punto di vista chitarristico sicuramente possiamo affermare che Cipollina con tenacia e meticolosità era sempre alla ricerca di un suo suono personale che potesse caratterizzarlo e renderlo unico all’ascoltatore; da questo punto di vista ricorda sicuramente il genio della sei corde: Jimi Hendrix. In estrema sintesi era uno sperimentatore e innovatore (basti pensare ad esempio al cablaggio dei pickup o al suo sistema di amplificazione).

Quicksilver Messenger Service 1967 – Gary Duncan, John Cipollina, Greg Elmore, David Freiberg
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Un commento su “29 maggio 1989 la fine di un genio – John Cipollina

  1. Anonimo il said:

    I QUICKSILVER MESSENGER SERVICE SONO IL MIO GRUPPO PREFERITO DI
    FRISCO (SAN FRANCISCO).
    UNO DEI MIEI CHITARRISTI PREFERITI IN ASSOLUTO. UN VERO HIPPY,
    NEL SENSO BUONO DEL TERMINE.
    UNO SPIRITO LIBERO, UN ANIMO GENTILE.
    BRAVISSIMO GRAFICO, UN TRATTO DELLA PENNA NOTEVOLE ED
    UNA CALLIGRAFIA ECCEZIONALE.
    GRANDE CHITARRISTA E SPLENDIDA PERSONA. LO HO INCONTRATO
    ALCUNE VOLTE IN ITALIA E A CASA SUA A MILL VALLEY, CALIFORNIA
    ED E’ SEMPRE STATO DISPONIBILISSIMO.
    SUONAVA OGNI SERA IN UNA DELLE TANTISSIME BAND CON CUI
    COLLABORAVA, SPESSO IMPROVVISANDO.
    NON UN CHITARRISTA BUSINESS-MAN MA UN MUSICISTA CHE LA
    MUSICA L’AVEVA NELL’ANIMO E NEL SANGUE.
    SUONAVA ROCK, BLUES, JAZZ, FOLK-ROCK e SPERIMENTAZIONI VARIE.
    MI MANCHI TANTO DA SEMPRE E PER SEMPRE !
    Aldo Pedron

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